Le leggende sul Ganoderma

Da sempre i funghi sono avvolti da un’atmosfera a metà tra mistero e magia. Il detto “appaiono come funghi” rimanda proprio ad un’apparizione miracolosa, magica appunto, ad indicare qualcosa che non ci si aspetta e che spunta come per incantesimo. Non fanno eccezione le leggende sul Ganoderma.
linhzhi-ganoderma-lucidum_mushroomsworldEssendo il ganoderma un fungo di forma circolare, esso rimanda ai cerchi magici, luoghi in cui nelle notti di luna piena, le magiche creature dei boschi danzano indisturbate.

San Pietro e i funghi commestibili

Le leggende sul Ganoderma sono tante e diverse, legate alle culture orientali e non solo, racconti fantastici che però sottolineano le proprietà “quasi magiche” di questo fungo miracoloso.
Ai funghi in generale è affiancata un’antichissima leggenda della Slesia, che narra che Pietro ricevette dal Signore tre dolci e però gliene aveva dato soltanto uno. Costretto, quindi, a mangiare di nascosto il secondo dolce, dovendo rispondere alle domande che nel frattempo gli venivano poste dal Signore, Pitero, per potergli rispondere, fece cadere per terra i pezzi morsi. Pare che così nacquero i funghi commestibili e, tra questi, anche il Ganoderma.

Il Ganoderma talismano dell’immortalità

Tra le leggende sul Ganoderma, anche quella di derivazione prettamente orientale, che vuole che questo fungo fosse considerato per i monaci taoisti il “fungo dell’immortalità”.
Si narrava anche che gli uccelli lo trasportassero tra gli artigli per appoggiarlo sul volto dei soldati caduti in battaglia affinchè questi potessero tornare in vita.
Trovarlo, quindi, era considerato di buon auspicio, tanto che veniva appeso sulle soglie delle abitazioni o sopra il letto per scacciare gli spiriti maligni.
Le sue proprietà di portafortuna sono note da secoli in Giappone, dove pare sia considerato in diverse zone, una delle doti più preziose che una donna possa portare in vista del matrimonio.

La storia dell’imperatore giallo

Shih Huang Ti era un’antico imperatore della Cina ed era chiamato “l’imperatore giallo”.
Pare che questo sovrano fosse così affascinato dalle leggende miracolose legate ai poteri benefici del ganoderma, che dedicò tutta la sua vita alla ricerca del fungo.
In pochi sapevano esattamente dove il ganoderma cresceva. Per alcuni si trovava su isole misteriose in mare aperto, per altri in lontane regioni montuose. Quello che era certo era che il fungo donasse la vita eterna.
Per questo motivo, l’imperatore Shih Huang Ti organizzò diverse e costose missioni per trovarlo, ma nessuna di queste ebbe gli esiti tanto sperati.
Allora, disperato e sempre più desideroso di ottenere l’eternità, fece creare un elisir di lunga vita a base di mercurio. Ma questo, assai tossico per l’organismo umano, anziché donare l’eternità all’imperatore giallo, lo fece morire avvelenato.

Il ganoderma e l’imperatore buono

Alla dinastia Han appartenne l’imperatore Wu Ti, del quale si narra che trovò nelle stanze segrete del suo palazzo il fungo Ganoderma. Questo ritrovamento fu considerato di buon auspicio, al punto tale che l’imperatore concesse clemenza ai detenuti e distribuì ai suoi sudditi cibo e bevande. E alle leggende del ganoderma dedicò anche i seguenti versi:
“Nella mia residenza segreta cresce un’erba
Nove steli con foglie sottili
I servitori a palazzo sono pieni di timore
Reverenziale per questa meraviglia,
Interrogano l’oracolo.
L’essenza del respiro segreto
E’ là, ritornata in patria.
Quest’erba magica cresce di giorno in giorno,
Quel Zhi che manifesta in modo eccezionale
la sua bellezza!”

La leggenda della fanciulla e del contadino

Una leggenda d’amore è quella che vede come protagonisti due giovani, una fanciulla e un contadino. Il loro amore però era ostacolato dal padre della fanciulla, che pretendeva che la sposasse un altro uomo, ricco e facoltoso.
La fanciulla subito si rifiutò e decise di scappare di casa, inseguita nel frattempo dalle guardie del padre, cui era stato dato ordine di ucciderla.
Giunti nel bosco, la fanciulla fu ritrovata morta tra gli alberi, avvelenata da una strana pianta.
Il contadino trovò il corpo della ragazza e lo portò in un tempio buddista. Qui pregò i monaci di riportare in vita l’amata e questi gli risposero che l’unico modo era quello di somministrarle un fungo, il Ganoderma appunto, che cresceva però in una grotta con a guardia un leone e un serpente.
Il contadino non ci pensò due volte a partire alla ricerca del fungo miracoloso. Arrivò alla grotta, sfidò i pericoli della sorte, riuscendo a portare all’amata il fungo e a salvarla.
I due vissero felici e contanti a lungo nella foresta.

Il Ganoderma e il saggio delle Foreste

Liu_Jun-Liu_Hai_and_Chan_ChuUna leggenda giapponese narra che il Ganoderma Lucidum facesse parte della dieta del mitico Sennin, Saggio delle Foreste. Questo era un personaggio mitologico che viveva solitario nei boschi ed era conosciuto per una lunga e resistente vita.
Pare che la sua longevità fosse dovuta proprio al ganoderma, considerato già allora come “erba divina”, “fundo dell’immortalità”, “erba della potenza spirituale” o “elisir di lunga vita”.
Per molti anni, le proprietà del Ganoderma sono rimaste sconosciute al popolo. Pare infatti che imperatori, nobili e sovrani tenevano segreti i benefici di questo fungo ai ceti più poveri, cui chiedevano solo di contribuire a curarlo e polverizzarlo per creare infusi che sarebbero stati destinati ai più abbienti.

Il ganoderma nell’arte

Non solo leggende sul Ganoderma. Simbolo di buona salute e lunga vita, il fungo è presente abbondantemente nell’arte cinese. Immagini del fungo si trovano su porte, architravi, arcate e ringhiere in tutte le residenze imperiali nella Città Proibita e nel Palazzo d’Estate.
Nei disegni a inchiostro, su arazzi e dipinti, spesso i soggetti indossano ornamenti o gioielli di giada a forma di Reishi e Kuan Yin, la dea cinese della guarigione e della compassione, è raffigurata con un Reishi in mano. Alcuni credono che la pianta della resurrezione della famosa fiaba del “Serpente Bianco” sia questo fungo.

Il ganoderma e le pozioni magiche

Secondo la leggenda, i sacerdoti taoisti del primo secolo d.C. sperimentarono per primi il Ganoderma.
Ne fecero pozioni magiche che pare donassero la vita eterna e l’eterna giovinezza.
Con infusi e bevande a base di ganoderma, gli sciamani curavano i malati, attestandosi come i primi medici dell’epoca e sempre il ganoderma, veniva usato dai monaci taoisti per raggiungere uno stato superiore di coscienza, dal quale nascevano pensieri e riflessioni filosofiche di grande importanza.